Giovanna's profileIL MIO MONDO ORGOGLIOSO,...PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    December 18

    Questa storia - A. Baricco

    -Dove lo porti?-, aveva chiesto la mamma.
    -Cose da uomini-, aveva risposto Libero Parri, e da lì Ultimo non si era fatto più domande perchè se hai cinque anni e tuo padre ti porta con sé, in quel modo, sei felice e basta. Per cui aveva corricchiato dietro di lui fino al bivio per Rabello. L'aveva fatto senza sapere che per infinite volte, da grande, avrebbe rivisto quella immagine, proprio quella: la sagoma massiccia del padre che camminava a grandi passi davanti a lui, contro il volo della nebbia mattutina, senza mai voltarsi, né per aspettarlo né per controllare che ci fosse ancora. In quella severità, e in quella assenza totale di dubbi, vi era quanto suo padre gli aveva insegnato dell'essere padri: che è saper camminare, senza mai voltarsi. Camminare il passo lungo degli adulti, senza pietà, ma un passo limpido e regolare, perché tuo figlio possa capirlo e starci dietro, nonostante il suo passo bambino. E farlo senza mai voltarsi, se ne avrai la forza: perché lui sappia che non si perderà, e che camminare insieme è un destino di cui non bisogna mai dubitare, giacché è scritto nella terra.
    December 17

    ...

    Addio, Dann. Addio, piccolo signor Rail, che mi hai insegnato la vita. Avevi ragione tu: non siamo morti. Non è possibile morire vicino a te. Perfino Mormy ha aspettato che tu fossi lontano per farlo. Adesso sono io che vado lontano. E non sarà vicino a te che morirò. Addio, mio piccolo signore, che sognavi i treni e sapevi dov'era l'infinito. Tutto quel che c'era io l'ho visto, guardando te. E sono stata ovunque, stando con te. E' una cosa che non riuscirò a spiegare mai a nessuno. Ma è così. Me la porterò dietro, e sarà il mio segreto più bello. Addio, Dann. Non pensarmi mai, se non ridendo. Addio.
    December 15

    ...

     
    -Ascoltami... tu ce l'hai un'idea di dove andrai a finire?
    -A finire?
    -Voglio dire... perchè fai tutto quello... e cosa succederà dopo...
    -Dopo cosa?
    Richiuse gli occhi, il vecchio Andersson. Aveva addosso una stanchezza bastarda, una stanchezza.
    -Sai una cosa, Dann?, alla fine quando tutto sarà finito non ci sarà nessuno da queste parti che avrà messo insieme tante puttanate come te.
    -Non finirà niente, Andersson.
    -Oh sì che finirà... e tu te ne starai lì, con una sfilza di errori addosso che nemmeno te l'immagini...
    -Cosa dici, Andersson?
    -Dico... vorrei dirti... non smetterla mai.
    Alzò la testa, il vecchio Andersson, voleva parlare che si capisse bene, tutto, proprio bene.
    -Tu non sei come gli altri, Dann, tu fai delle cose, tante cose, e ne immagini ancora delle altre ed è come se non ti bastasse una vita sola per farcele stare tutte. Io non so... a me la vita sembrava già così difficile... sembrava già un'impresa viverla e basta. Ma tu... tu sembra che devi vincerla, la vita, come se fosse una sfida... sembra che devi stravincerla... una cosa del genere. Una roba strana. E' un po' come fare tante bocce di cristallo... e grandi... prima o poi te ne scoppia qualcuna... e a te chissà quante te ne sono già scoppiate, e quante te ne scoppieranno....... Però...
    Non è proprio che riuscisse a parlare, il vecchio Andersson, gli riusciva giusto di mormorare. Ogni tanto qualche parola spariva, ma c'era, da qualche parte c'era, e il signor Rail sapeva dove.
    -Però quando la gente ti dirà che hai sbagliato... e avrai errori dappertutto dietro la schiena, fottitene. Ricordatene. Devi fottertene. Tutte le bocce di cristallo che avrai rotto erano solo vita... non sono quelli gli errori... quella è vita... e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca........ io questo l'ho capito, che il mondo è pieno di gente che gira con in tasca le sue piccole biglie di vetro... le sue piccole tristi biglie infrangibili... e allora tu non smetterla mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo... sono belle, a me è piaciuto guardarle, per tutto il tempo che ti sono stato vicino... ci si vede dentro tanta di quella roba... è una cosa che ti mette l'allegria addosso... non smetterla mai... e se un giorno scoppieranno anche quella sarà vita, a modo suo...  meravigliosa vita...
    December 12

    ...

    ...Vedi come ogni volta, sempre, il passato resiste al futuro, conia incredibili compromessi senza il minimo senso del ridicolo, si mortifica perdutamente pur di continuare a possedere il presente, anche a tempo scaduto, ostinato e ottuso...
    December 11

    ...

    Jun stava con il capo appoggiato sul petto del signor Rail. Fare l'amore così, la notte che lui tornava, era un po' più bello, un po' più semplice, un po' più complicato che in una notte qualunque. C'era di mezzo qualcosa come lo sforzo di ricordarsi qualcosa. C'era di mezzo un sottile timore di scoprire chissacchè. C'era di mezzo il bisogno che fosse comunque bellissimo. C'era di mezzo una voglia un po' impaziente, un po' feroce, che non c'entrava con l'amore. C'era di mezzo un sacco di roba. Dopo - dopo era come ricominciare a scrivere da una pagina bianca. Qualsiasi viaggio avesse portato in giro per il mondo il signor Rail, scompariva nel bicchier d'acqua di quella mezz'ora d'amore. Si cominciava da dove ci si era lasciati. Il sesso cancella fette di vita che uno nemmeno si immagina. Sarà anche stupido, ma la gente si stringe con quello strano furore un po' di panico e la vita ne esce stropicciata come un biglietto stretto in un pugno, nascosto con una mossa nervosa di paura. Un po' per caso, un po' per fortuna, spariscono nelle pieghe di quella vita appallottolata mozziconi dolorosi, o vigliacchi, o mai capiti. Così.
    December 10

    ...

     
    -Schifezze- rispose.
    -Cosa sono le schifezze?
    -Sono cose che nella vita non bisogna fare.
    -E ce n'è tante?
    -Dipende. Se uno ha molta fantasia, può fare molte schifezze. Se uno è scemo magari passa tutta la vita e non gliene viene in mente neppure una.
    La cosa si complicava. Perkisch se ne accorse. Si tolse gli occhiali e lasciò perdere Jobbard, i tubi e le altre storie.
    -Mettiamola così. Uno si alza al mattino, fa quel che deve fare e poi la sera va a dormire. E lì i casi sono due: o è in pace con se stesso, e dorme, o non è in pace con se stesso e allora non dorme. Capisci?
    -Sì.
    -Dunque bisogna arrivare alla sera in pace con se stessi. Questo è il problema. E per risolverlo c'è una strada molto semplice: restare puliti.
    -Puliti?
    -Puliti dentro, che vuol dire non aver fatto niente di cui doversi vergognare. E fin qui non c'è niente di complicato.
    -No.
    -Il complicato arriva quando uno si accorge che ha un desiderio di cui si vergogna: ha una voglia pazzesca di qualcosa che non si può fare, o è orrendo, o fa del male a qulcuno. Okay?
    -Okay.
    -E allora ci si chiede: devo starlo a sentire questo desiderio o devo togliermelo dalla testa?
    -Già.
    -Già. Uno ci pensa e alla fine decide. Per cento volte se lo toglie dalla testa, poi arriva il giorno che se lo tiene e decide di farla quella cosa di cui ha tanta voglia: e la fa: ed eccola lì la schifezza.
    -Però non dovrebbe farla, vero, la schifezza?
    -No. Ma sta' attento: dato che noi non siamo calzini ma persone, non siamo qui  con il fine principale di essere puliti. I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire pur di star dietro a un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi la si paga. E solo questo è davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante.
    Pehnt stette un po' a pensare.
    -Ma quante volte lo si può fare?
    -Cosa?
    -Fare schifezze.
    -Non troppo, se si vuole riuscire a dormire ogni tanto.
    -Dieci?
    -Magari un po' meno. Se sono vere schifezze, un po' meno.
    -Cinque?
    -Diciamo due... poi se ne scappa qualcun'altra...
    -Due?
    -Due.
    December 09

    ...

    ...Gli erano entrate negli occhi, quelle due immagini, come l'istantanea percezione di una felicità assoluta e incondizionata. Se le sarebbe portate dietro per sempre. Perchè è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quand'è troppo tardi. E già sei lì, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva.